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| La copertina del libro |
Per essere un blog che dovrebbe parlare di giochi, fumetti,
libri e cinema ultimamente sono stato abbastanza monotematico: l’ossessione 007
ha occupato tutto lo spazio possibile, finendo per soffocare il resto (e non ho ancora comprato Fallout 4… in quel caso sì che diventerò un eremita!).
Prometto almeno un argomento diverso a settimana, d’ora in
poi (tanto potrò sempre dire che erano promesse da marinaio).
Per cominciare, ho deciso di prendermi una pausa dal cinema
e parlarvi di un libro che ho finito qualche giorno fa: Anna, di Niccolò
Ammaniti.
Parto con la consueta confessione: sono un fan di Ammaniti,
del suo stile e delle sue storie. Mi sono quasi commosso alla fine di Ti prendo e ti porto via e Fango è nella top ten delle mie raccolte
di racconti.
E quindi avete già capito dove andrà a parare questa recensione.
Anna mi ha subito attirato, a differenza di un paio dei
titoli più recenti di Ammaniti: sarà per l’ambientazione a me cara (l’anno
scorso ho trascorso le vacanze tra Castellamare del Golfo e Trapani), sarà
perché basta scrivere in quarta di copertina post apocalittico e/o contagio
mortale per convincermi all’80% a comprare un libro, sarà perché ho sempre
avuto l’idea che un personaggio adolescente potesse dare un punto di vista
diverso sulle storie… la faccio breve, l’ho divorato.
Uno di quei libri scritti bene, con i capitoli così brevi che ogni
volta prima di spegnere la luce ti dici “leggo
solo il prossimo” e ti ritrovi la mattina dopo, in ufficio, con pochissime
ore di sonno alle spalle.
La storia è semplice e proprio per questo efficace: una
piaga stermina tutti gli adulti (Della Sicilia? D’Italia? Del mondo? Non ci è
dato saperlo) e i pochi bambini rimasti si organizzano come meglio possono.
Il libro segue Anna e il fratello minore Astor: prima in una
casa deserta, la loro, diventata il fortino in cui sopravvivere e poi in un
viaggio attraverso la Sicilia, verso il continente.
Alcuni passaggi del libro (la scena in casa del padre, ad
esempio) dimostrano in maniera lampante la maturazione necessaria alla
sopravvivenza che questa ragazzina è costretta a compiere; altre, invece, l’entusiasmo
dell’adolescenza e la scoperta di nuovi orizzonti (questa scena non ve la
dico, sennò vi rovino una bellissima parte del libro).
Anna è un bellissimo personaggio: completo, sfaccettato e
divertente. Mi chiedo come sia stato scriverlo, per Ammaniti.
Astor, il
fratellino, l’avrei preso a ceffoni dopo i primi capitoli, invece; recupera un minimo di punti solo verso la fine del libro.
Non credo ci sia bisogno di voti, la recensione di questo
libro parla da sé.
Quello che non dice è che vorrei tanto leggerne un altro.

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