martedì 24 novembre 2015

Ferenc Karinthy: Epepe

La copertina (bruttina) del libro

Si vede che scrivere di libri mi ha preso bene perché – a soli tre giorni di distanza – eccomi con un’altra recensione letteraria (sì, il tono di questa prima frase è volutamente autoincensatorio ma chi conosce la mia scarsissima costanza sa lo sforzo fatto per scrivere due post in tre giorni).

Complice un amico che mi consiglia e mi spaccia i libri, sono arrivato ad avere tra le mani prima Anna di Niccolò Ammaniti (qui la recensione se ve la siete persa) e poi Epepe di Ferenc Karinthy.

Di quest’ultimo mi aveva attirato la trama, perché se fosse stato per la sola copertina l’avrei bellamente saltato: un noto linguista, il sig. Budai, per un caso fortuito prende l’aereo sbagliato e si ritrova in una città sterminata, affollata all’inverosimile e i cui abitanti parlano una lingua a lui incomprensibile.

Ora, se la stessa cosa dovesse capitare a me che di lingue ne parlo a stento due e ne capisco sì e no tre, mi preoccuperei immediatamente: immaginavo che il sig. Budai, da esimio conoscitore di almeno una decina di idiomi, dopo il comprensibile smarrimento iniziale si sarebbe messo di buona lena a interpretare questa nuova lingua, arrivando poi a padroneggiarla, farsi capire, comprare un biglietto di ritorno, salutare tutti e tornare a casa.

Il chiarissimo prof. Budai come me l'ero immaginato sulla scaletta dell'aereo.

E invece.
Queste due parole sono l’essenza del libro.

E invece nessuno lo capisce, né si sforza di farlo.
E invece di riuscire a decifrare la lingua, Budai si perde d’animo.
E invece di pensare a come scappare dall’inferno in cui è capitato, lui si innamora.

Potrei andare avanti così per almeno quindici righe (e invece…)

Quello che però ha reso quasi insopportabile la lettura di questo libro è stata l’assenza di ogni empatia per il prof. Budai. Per quanto mi sia sforzato, non sono riuscito a entrare in sintonia con il poliglotta sperduto nella città senza nome.

E in più (spoiler alert) l’unica cosa che mi ha spinto a leggere fino in fondo Epepe, ossia la curiosità di sapere quale fosse questa città e come il professore sarebbe riuscito a fuggirne, non viene soddisfatta. 
Lui, semplicemente, trova un fiumiciattolo e decide di seguirlo fino al mare, dove spera di trovare una nave che lo condurrà a casa. 
E mi hai fatto leggere 300 pagine per questo?

È tempo di votazione: 5. Senza appello.


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