E così, sono arrivato alla fine del cerchio. Manca solo
Spectre e poi il grande affresco di James Bond sarà completo.
Daniel Craig
insieme Martin Campbell (Casino Royale), Marc Forster (Quantum of Solace) e un
tale Sam Mendes (Skyfall e Spectre) hanno tratteggiato l’ultima parabola della
spia più famosa del Regno Unito (e del mondo, mi sa!).
La storia di 007, così come è stata interpretata da Daniel
Craig, è stata, a tutti gli effetti, appunto una parabola. Questo concetto,
però, me lo tengo buono fino alla visione di Spectre, ché non voglio andare
fuori tema.
Oggi si parla di Skyfall. Spoiler alert, sia chiaro.
Il film ha una caratteristica fondamentale, su cui si basano
molte scelte legate alla storia: è contemporaneamente di rottura e di conferma
rispetto alla continuity della saga.
La rottura si manifesta nell'antagonista di Bond: non si
parla più di questa fantomatica organizzazione presente ovunque ma di un solo
uomo, mosso da interessi personali (la vendetta) invece che dalla sete di
potere. Quest’uomo, Raoul Silva, è interpretato da Javier Bardem, sempre più a
suo agio nella parte dello psicopatico con una morale distorta.
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| Una personcina equilibrata |
La conferma, invece, è facile trovarla negli aspetti
fondanti la saga.
M finalmente si fida di Bond: nonostante all'occorrenza lo
sacrifichi per un bene superiore, durante il film gli affida missioni delicatissime (recuperare
la lista di tutti gli agenti Nato infiltrati nelle organizzazioni
terroristiche), lo reintegra in servizio anche quando l’agente non ha superato
i test e – attenzione, attenzione! – prima gli rende conto di alcune sue scelte
passate e poi mette la sua vita nelle mani di lui.
Più fiducia di così, si
muore (letteralmente!)
Le bond girl di turno fanno esattamente quello che ci si
aspetta da loro: Eve Moneypenny (anche lei agente dell’MI6) lo accompagna in
missione, gli lancia la pistola e gli porta i messaggi. Severine si fa sedurre
in due minuti e muore poco dopo, risultando utile solo per raggiungere Silva (oltre che per il piacere di 007, non ce lo dimentichiamo!)
Cosa ho scoperto di nuovo e quali sono le chicche di Skyfall?
Il tormentato rapporto con l’autorità non è appannaggio
esclusivo di Bond, anche M né è affetta. Sarà una competenza fondamentale per
lavorare nell’MI6, evidentemente.
La primissima scena è una strizzatina d’occhio ai fan di
Bond: Craig entra in scena nella classica posa all'interno del mirino e la
musica accenna – per un secondo scarso – il tema dei film. È un po’ come se il
regista avesse voluto aprire il sipario, con questa chicca.
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| Alla voce: entrate in scena da manuale |
James Bond non è immortale né infaticabile: in Skyfall lo
vediamo più volte ferito, con le occhiaie, spezzato e dolorante. Tra Quantum of
Solace e Skyfall, l’agente segreto salta a piè pari il momento della maturità,
passando direttamente da essere l’agente ancora da testare a essere quello
ormai navigato, di cui ci si può fidare ma che non ha più voglia di combattere.
Per carità, Bond si rialza sempre – lo sappiamo tutti – ma vederlo logorato
aggiunge un tocco di tensione che male non fa, anzi.
Finalmente compare il reparto Q, quello dei gadget: il
confronto tra vecchio e nuovo modo di fare la spia, tra chi mena le mani e chi
le usa per battere sulla tastiera del pc (tema che ripercorre l’interno film)
esplode col viso pulito e le espressioni spaurite di Ben Wishaw.
La sigla stavolta si supera, sia per il comparto grafico che
musicale: Adele canta Skyfall con voce sexy e potente, accompagnando un Bond
che tutti crediamo morente benché siano passati appena dieci minuti dall’inizio
del film.
Nonostante tutto questo, Skyfall è il più in basso nella
lista dei tre e si becca solo un 6 e ½.
Segretamente spero che Spectre arrivi almeno a 8.
Ultima cosa: qualcuno spieghi agli eroi dei film che quando
un cattivo si fa catturare facilmente, ha sempre un diabolico e precisissimo
piano di riserva. O no, Batman?



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