mercoledì 11 novembre 2015

E alla fine arrivò Spectre

Alla voce "dovevamo farlo".

Devo ricordarmi di maledire le aspettative, uno di questi giorni.
Perché nelle ultime settimane non ho fatto che nutrirmi di anticipazioni e preparare il terreno per l’ultimo, definitivo film di James Bond. E quando è arrivato, non poteva che essere deludente.
Non in maniera catastrofica, tranquilli.

Ci sono inseguimenti? Sì, a bizzeffe: a piedi e in macchina (in una Roma deserta tranne che per una cinquecento celeste).

Ci sono sparatorie e morti ammazzati? Più di quanti possiate contare.

Ci sono le donne? Di tutti i tipi previsti dalla saga: donne che assistono Bond, donne che cadono ai suoi piedi, donne del passato che lo tormentano e donne del futuro che leniranno il suo dolore.

C’è il tormentato rapporto con l’autorità? Hai voglia! Anche perché il governo inglese prova a mettere un piccolo burocrate a capo dell’MI6 (qualcuno più in alto di M? E annamo!)

C’è l’agente segreto più famoso del mondo? Alla grande, strizzato nei completi più eleganti che possiate immaginare e a suo agio in ogni situazione.

La continuity, inoltre, subisce una brusca accelerata: i fili dei cattivi si collegano sotto un’unica organizzazione – la Spectre del titolo, appunto –, James Bond si stanca di quella vitaccia a base di Martini e cazzotti e se ne va in pensione e tutti vissero felici e contenti.

E allora perché faccio tanto lo schizzinoso?

Perché se gli ultimi film di James Bond fossero una serie tv, Spectre sarebbe la stagione che i produttori hanno insistito ad aggiungere per far soldi e che ha deluso i fan (almeno, ha deluso questo fan).

Perché ci sono almeno un paio di buchi di sceneggiatura madornali. Tipo: quand’è che Bond ha capito il nome del boss della Spectre? No, perché, nel giro di una scena, siamo passati da non conoscerne manco il volto a cercarne il nome sui database di tutte le polizie del mondo.

Perché ai cattivi piacciono ancora gli spiegoni? Non possono sparare e basta?

Cosa mi è piaciuto di Spectre?
Trovare un Bond sempre impeccabile e irresistibile (sia per i nemici che per le donne).
Aver dato più spazio alla sezione gadget (il mitico Q). Si vede che i focus group su Skyfall hanno evidenziato un notevole gradimento del pubblico.
La scena con la Bellucci in bustino e calze a rete. E vabbè, concedetemelo.
L’interpretazione di Waltz, coerente col personaggio.

Cosa mi è piaciuto meno?
Il personaggio di Waltz, troppo poco genio e cinico. Uno che è arrivato a capo della Spectre dovrebbe avere più… più cazzimma, si direbbe dalle mie parti.
Lo svolgimento delle indagini di Bond: mai che una pista si dimostri sbagliata, mai che un’intuizione lo porti fuori strada. Lui coglie al volo un indizio, ci si butta a capofitto e arriva al nodo fondamentale dell’indagine. Questo, a onor del vero, non è un problema solo di Spectre ma una delle caratteristiche di tutti i film di Bond. Lui sbaglia pochissimo e quindi va bene così.

Cosa non mi è piaciuto per niente?
Non aver capito com’è che Bond non ricordava di aver già conosciuto Blofeld e di averci vissuto insieme come un fratello per ben due anni. Due anni!
La sigla di apertura: dopo quel piccolo capolavoro che c'era in Skyfall, qua hanno veramente toppato.
L’atteggiamento di Max Denbigh/C che grida lontano un miglio – fin dalla prima apparizione – “Sono uno dei cattivi, sono uno dei cattivi!”.

Voto finale? Solo 6 e ½, non l'8 pieno che mi aspettavo (maledette aspettative!)

E alla fine di questa magnifica ossessione bondiana, posso anche fare la mia personale classifica:
1) Casino Royale
2) Skyfall
3) Spectre
4) Quantum Of Solace

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