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| Alla voce "dovevamo farlo". |
Devo ricordarmi di maledire le aspettative, uno di questi
giorni.
Perché nelle ultime settimane non ho fatto che nutrirmi di
anticipazioni e preparare il terreno per l’ultimo, definitivo film di James
Bond. E quando è arrivato, non poteva che essere deludente.
Non in maniera catastrofica, tranquilli.
Ci sono inseguimenti? Sì, a bizzeffe: a piedi e in macchina
(in una Roma deserta tranne che per una cinquecento celeste).
Ci sono sparatorie e morti ammazzati? Più di quanti possiate
contare.
Ci sono le donne? Di tutti i tipi previsti dalla saga: donne
che assistono Bond, donne che cadono ai suoi piedi, donne del passato che lo
tormentano e donne del futuro che leniranno il suo dolore.
C’è il tormentato rapporto con l’autorità? Hai voglia! Anche
perché il governo inglese prova a mettere un piccolo burocrate a capo dell’MI6
(qualcuno più in alto di M? E annamo!)
C’è l’agente segreto più famoso del mondo? Alla grande,
strizzato nei completi più eleganti che possiate immaginare e a suo agio in
ogni situazione.
La continuity, inoltre, subisce una brusca accelerata: i fili
dei cattivi si collegano sotto un’unica organizzazione – la Spectre del titolo, appunto –, James
Bond si stanca di quella vitaccia a base di Martini e cazzotti e se ne va in
pensione e tutti vissero felici e contenti.
E allora perché faccio tanto lo schizzinoso?
Perché se gli ultimi film di James Bond fossero una serie
tv, Spectre sarebbe la stagione che i produttori hanno insistito ad aggiungere
per far soldi e che ha deluso i fan (almeno, ha deluso questo fan).
Perché ci sono almeno un paio di buchi di sceneggiatura
madornali. Tipo: quand’è che Bond ha capito il nome del boss della Spectre? No,
perché, nel giro di una scena, siamo passati da non conoscerne manco il volto a
cercarne il nome sui database di tutte le polizie del mondo.
Perché ai cattivi piacciono ancora gli spiegoni? Non possono
sparare e basta?
Cosa mi è piaciuto di Spectre?
Trovare un Bond sempre impeccabile e irresistibile (sia per
i nemici che per le donne).
Aver dato più spazio alla sezione gadget (il mitico Q). Si
vede che i focus group su Skyfall hanno evidenziato un notevole gradimento del
pubblico.
La scena con la Bellucci in bustino e calze a rete. E vabbè,
concedetemelo.
L’interpretazione di Waltz, coerente col personaggio.
Cosa mi è piaciuto meno?
Il personaggio di Waltz, troppo poco genio e cinico. Uno che
è arrivato a capo della Spectre dovrebbe avere più… più cazzimma, si direbbe
dalle mie parti.
Lo svolgimento delle indagini di Bond: mai che una pista si
dimostri sbagliata, mai che un’intuizione lo porti fuori strada. Lui coglie al
volo un indizio, ci si butta a capofitto e arriva al nodo fondamentale
dell’indagine. Questo, a onor del vero, non è un problema solo di Spectre ma
una delle caratteristiche di tutti i film di Bond. Lui sbaglia pochissimo e
quindi va bene così.
Cosa non mi è piaciuto per niente?
Non aver capito com’è che Bond non ricordava di aver già
conosciuto Blofeld e di averci vissuto insieme
come un fratello per ben due anni. Due anni!
La sigla di apertura: dopo quel piccolo capolavoro che c'era
in Skyfall, qua hanno veramente toppato.
L’atteggiamento di Max Denbigh/C che grida lontano un miglio – fin dalla prima apparizione –
“Sono uno dei cattivi, sono uno dei cattivi!”.
Voto finale? Solo 6 e ½, non l'8 pieno che mi aspettavo (maledette aspettative!)
E alla fine di questa magnifica ossessione bondiana, posso
anche fare la mia personale classifica:
1) Casino Royale
2) Skyfall
3) Spectre
4) Quantum Of Solace

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