venerdì 6 novembre 2015

Mercoledì cinema, giovedì recensione (in ritardo). The walk


Quando è il mio turno di scegliere il film sono sempre elettrizzato: passo dalla voglia di scegliere quell’horror particolare perché non posso non dargli una possibilità alla sottile goduria di portare gli amici cinefili a vedere proprio quel film supernerd che non piacerà a nessuno se non a me. 
Pillole di rivalsa sui film francesi, insomma.

I film che ho scelto finora non mi hanno mai deluso, al massimo hanno fatto annoiare gli altri componenti del circolino ma… mia la serata, mio il film. 
E se non vi sta bene, me ne vado col pallone. Questa è la regola su cui si fonda il circolino.

Mercoledì sera ho scelto The Walk, forte del nome di Robert Zemeckis e di una storia (vera) solida alle spalle.
La delusione è arrivata come un treno, stordendomi sulla poltrona.

Il personaggio di Philippe Petit non riscuote né simpatia né antipatia. È piatto e regolare come il suo orrendo taglio di capelli.

Per gli effetti speciali avranno speso 10 euro in tutto. Ho visto filmati su youtube girati meglio, ma di molto.

La storia è solida di suo ma Zemeckis è stato capace di renderla noiosa e per niente epica (questo tizio ha attraversato le torri gemelle su un cavo d’acciaio! Se non è epica questa impresa, ditemi voi cosa lo è)

Le musiche di Alan Silvestri (grande compositore di colonne sonore, tra cui quelle per la trilogia di Ritorno al futuro, Cast Away e Forrest Gump) sono loffie. E giuro che mi sono sforzato di trovare un termine più adatto.

L’unica scena degna di nota, per me che soffro di vertigini, è quella in cui uno degli assistenti di Petit – con il sacro terrore delle altezze – viene costretto dagli eventi a scavalcare il parapetto della torre nord (417 metri d’altezza, mica pizza e fichi) e tendere il cavo per il funambolo.

Roba che io avrei fatto questa faccia qua

e me ne sarei andato a bere una cosa.

Voto? 5 ½ ma solo perché sei Zemeckis e so che sei bravo.

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