Quando è il mio turno di scegliere il film sono sempre
elettrizzato: passo dalla voglia di scegliere quell’horror particolare perché
non posso non dargli una possibilità alla sottile goduria di portare gli amici
cinefili a vedere proprio quel film supernerd che non piacerà a nessuno se non
a me.
Pillole di rivalsa sui film francesi, insomma.
I film che ho scelto finora non mi hanno mai deluso, al
massimo hanno fatto annoiare gli altri componenti del circolino ma… mia la
serata, mio il film.
E se non vi sta bene, me ne vado col pallone. Questa è la
regola su cui si fonda il circolino.
Mercoledì sera ho scelto The Walk, forte del nome di Robert Zemeckis e di una storia (vera) solida alle
spalle.
La delusione è arrivata come un treno, stordendomi sulla
poltrona.
Il personaggio di Philippe Petit non riscuote né simpatia né
antipatia. È piatto e regolare come il suo orrendo taglio di capelli.
Per gli effetti speciali avranno speso 10 euro in tutto. Ho
visto filmati su youtube girati meglio, ma di molto.
La storia è solida di suo ma Zemeckis è stato capace di
renderla noiosa e per niente epica (questo tizio ha attraversato le torri
gemelle su un cavo d’acciaio! Se non è epica questa impresa, ditemi voi cosa lo
è)
Le musiche di Alan Silvestri (grande compositore di colonne
sonore, tra cui quelle per la trilogia di Ritorno al futuro, Cast Away e Forrest Gump)
sono loffie. E giuro che mi sono sforzato di trovare un termine più adatto.
L’unica scena degna di nota, per me che soffro di vertigini,
è quella in cui uno degli assistenti di Petit – con il sacro terrore delle
altezze – viene costretto dagli eventi a scavalcare il parapetto della torre
nord (417 metri d’altezza, mica pizza e fichi) e tendere il cavo per il
funambolo.
Roba che io avrei fatto questa faccia qua
e me ne sarei andato a bere una cosa.
Voto? 5 ½ ma solo perché sei Zemeckis e so che sei bravo.


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