Foxcatcher è profondamente diverso da quello che mi aspettavo dopo averne visto il trailer.
Nell’ultimo mese il trailer in questione è passato praticamente prima di ogni proiezione a cui abbia assistito e
io ho immaginato che il film parlasse di un atleta (Mark, interpretato da Channing Tatum)
e del rapporto tormentato col suo coach (John Du Pont, alias Steve Carell nella
prima interpretazione drammatica).
Invece Foxcatcher parla di due psicosi: il complesso d’inferiorità
di Mark nei confronti del fratello Dave (Mark Ruffalo), da cui cerca di emanciparsi
in ogni modo – compreso il finire nelle grinfie di uno che è chiaramente un pazzo
fin dalla prima inquadratura – e il senso di inadeguatezza di John Du Pont (il
pazzo di cui sopra) nei confronti della madre che stronzamente fisserà i suoi
patetici tentativi di farsi dare una pacca sulla spalla con immobili occhi di
ghiaccio.
Vale la pena vederlo?
Sì, non fosse altro perché è solido
come le spalle di Ruffalo, inquietante come i denti di Carell e lento come i passi di Tatum.
Certo, tre quarti del circolino del mercoledìcinema non era
esattamente entusiasta della mia scelta ma… ehi, questo è il mio blog e vi beccate la mia opinione.
E comunque io pensavo che la lotta fosse uno sport fatto
solo di tanta forza e, invece, c’è bisogno di essere un sacco agili per fare quei
movimenti rapidissimi addosso a un tizio grosso come un bue.

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