giovedì 19 marzo 2015

Mercoledì cinema, giovedì recensione. Foxcatcher

La locandina del film


Foxcatcher è profondamente diverso da quello che mi aspettavo dopo averne visto il trailer.

Nell’ultimo mese il trailer in questione è passato praticamente prima di ogni proiezione a cui abbia assistito e io ho immaginato che il film parlasse di un atleta (Mark, interpretato da Channing Tatum) e del rapporto tormentato col suo coach (John Du Pont, alias Steve Carell nella prima interpretazione drammatica).

Invece Foxcatcher parla di due psicosi: il complesso d’inferiorità di Mark nei confronti del fratello Dave (Mark Ruffalo), da cui cerca di emanciparsi in ogni modo – compreso il finire nelle grinfie di uno che è chiaramente un pazzo fin dalla prima inquadratura – e il senso di inadeguatezza di John Du Pont (il pazzo di cui sopra) nei confronti della madre che stronzamente fisserà i suoi patetici tentativi di farsi dare una pacca sulla spalla con immobili occhi di ghiaccio.

Vale la pena vederlo? 
Sì, non fosse altro perché è solido come le spalle di Ruffalo, inquietante come i denti di Carell e lento come i passi di Tatum. 
Certo, tre quarti del circolino del mercoledìcinema non era esattamente entusiasta della mia scelta ma… ehi, questo è il mio blog e vi beccate la mia opinione.


E comunque io pensavo che la lotta fosse uno sport fatto solo di tanta forza e, invece, c’è bisogno di essere un sacco agili per fare quei movimenti rapidissimi addosso a un tizio grosso come un bue. 

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