giovedì 15 ottobre 2015

Mercoledì cinema, giovedì recensione. Suburra

Locandina del film
La locandina del film

Ieri sera, prima di andare al cinema, mi sono divertito a fare l’originale con la battuta sul titolo del film e “per fortuna che si sono ricordati la U”. 
Nel frattempo, il lato colto e quello romano del circolino del mercoledicinema mi hanno fatto notare che Suburra è non solo una via di Roma ma che anticamente era un quartiere particolarmente popoloso, miserabile e malsano.

Sollima si è spinto in questo luogo divenuto sinonimo di marcio, risparmiandoci davvero poco: la macchina da presa si immerge nei peggiori liquami della società moderna, scavando nei legami tra la politica, i fascisti, la microcriminalità romana e quel sottobosco di parassiti che sopravvivono intorno a questo giro.

La tensione si sente per tutte le due ore del film, complice anche la colonna sonora fatta di musica elettronica bassa e potente (gli autori sono francesi, gli M83).

Io sono uscito esaltato dalla visione, con un paio di conferme e qualche bella sorpresa.

Sollima si conferma un ottimo regista per questo genere di storie: i colori del film sapevano di palude e le inquadrature raramente si sono allargate tanto da permettere allo spettatore di respirare.

L’altra conferma è De Cataldo e la sua meravigliosa capacità di scrivere e descrivere la zona grigia tra legale e illegale; se oggi sapete (anche vagamente) cos’è stata e quali erano i legami della banda della Magliana lo dovete principalmente a lui. Che poi molti non hanno mai approfondito l’argomento o non si sono mai resi conto di quanto di vero ci fosse nella finzione e viceversa sono un altro paio di maniche.

Vabbè, Elio Germano è sempre bravo.

Vabbè, Favino si mangia le parole.

Passando alle sorprese, la prima, almeno per me, è stato Claudio Amendola: complice il suo personaggio a cui mi sono affezionato, la sua recitazione mi è parsa credibile e sensata.

L’altra bella sorpresa sono gli attori praticamente sconosciuti che interpretano la fauna di criminali che nel film popola i sobborghi di Roma.
Alessandro Borghi, numero 8: non deve essere stato facile rendere un giovane criminale con un complesso di inferiorità nei confronti del padre. Lui ci è riuscito. È un po’ il Ciruzzo l’immortale di Suburra.
Adamo Dionisi, Manfredi Anacleti: avete presente quel personaggio talmente viscido che vorreste vederlo finire male dalla prima inquadratura? Ecco, è lui.
Greta Scarano, Viola: come fa la grezzaccia lei, nessuna.

Vabbè, mi sono dilungato pure troppo, è tempo di votazione: 9 pieno.

Ultimo appunto: quanto sono inquietanti i riferimenti ai Casamonica, ai legami tra lo Ior e la criminalità e al sacro terrore che solo le famiglie possono incutere?


Vi confesso che quando vedo film così, oltre a esserne appagato come cinefilo, covo la segreta speranza che gli altri spettatori vogliano correre a informarsi e a scandalizzarsi. 

Lasciatemi sperare. 

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