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| La locandina del film |
Ieri sera, prima di andare al cinema, mi sono divertito a
fare l’originale con la battuta sul titolo del film e “per fortuna che si sono ricordati la U”.
Nel frattempo, il lato
colto e quello romano del circolino del mercoledicinema mi hanno fatto notare
che Suburra è non solo una via di Roma ma che anticamente era un quartiere
particolarmente popoloso, miserabile e malsano.
Sollima si è spinto in questo luogo divenuto sinonimo
di marcio, risparmiandoci davvero poco: la macchina da presa si immerge nei
peggiori liquami della società moderna, scavando nei legami tra la politica, i fascisti, la microcriminalità romana e quel sottobosco di parassiti che
sopravvivono intorno a questo giro.
La tensione si sente per tutte le due ore del film, complice
anche la colonna sonora fatta di musica elettronica bassa e potente (gli autori sono francesi, gli M83).
Io sono uscito esaltato dalla visione, con un paio di
conferme e qualche bella sorpresa.
Sollima si conferma un ottimo regista per questo genere di
storie: i colori del film sapevano di palude e le inquadrature raramente si
sono allargate tanto da permettere allo spettatore di respirare.
L’altra conferma è De Cataldo e la sua meravigliosa capacità
di scrivere e descrivere la zona grigia tra legale e illegale; se oggi sapete
(anche vagamente) cos’è stata e quali erano i legami della banda della Magliana lo
dovete principalmente a lui. Che poi molti non hanno mai approfondito
l’argomento o non si sono mai resi conto di quanto di vero ci fosse nella
finzione e viceversa sono un altro paio di maniche.
Vabbè, Elio Germano è sempre bravo.
Vabbè, Favino si mangia le parole.
Passando alle sorprese, la prima, almeno per me, è stato Claudio Amendola:
complice il suo personaggio a cui mi sono affezionato, la sua recitazione mi è
parsa credibile e sensata.
L’altra bella sorpresa sono gli attori praticamente sconosciuti
che interpretano la fauna di criminali che nel film popola i sobborghi di Roma.
Alessandro Borghi, numero
8: non deve essere stato facile rendere un giovane criminale con un complesso
di inferiorità nei confronti del padre. Lui ci è riuscito. È un po’ il Ciruzzo
l’immortale di Suburra.
Adamo Dionisi, Manfredi
Anacleti: avete presente quel personaggio talmente viscido che vorreste
vederlo finire male dalla prima inquadratura? Ecco, è lui.
Greta Scarano, Viola:
come fa la grezzaccia lei, nessuna.
Vabbè, mi sono dilungato pure troppo, è tempo di votazione: 9
pieno.
Ultimo appunto: quanto sono inquietanti i riferimenti ai
Casamonica, ai legami tra lo Ior e la criminalità e al sacro terrore che solo le famiglie possono incutere?
Vi confesso che quando vedo film così, oltre a esserne
appagato come cinefilo, covo la segreta speranza che gli altri spettatori
vogliano correre a informarsi e a scandalizzarsi.
Lasciatemi sperare.

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