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| Il poster della seconda stagione con l'immenso Vince Vaughn |
La prima stagione di True Detective mi aveva colpito in
profondità: i paesaggi spettrali e marci della Louisiana, la becera provincia
americana (quasi figlia de Le colline hanno gli occhi o Non aprite quella
porta), gli omicidi in odore di setta, i dialoghi (e riflessioni) sempre ben
calibrati, degli attori della madonna (ancora mi stupisco che Matthew McConaughey abbia cominciato la sua
carriera con i film demenziali e le commediole)… insomma, l’ho seguita con
piacere.
Quando è uscita la seconda, non ho esitato un solo momento
prima di scaric vederla.
Il mio giudizio è positivo? Sì.
La seconda stagione è bella come la prima? No.
A parte la sigla, che vince a mani basse su tutte quelle del
2015.
Ho deciso di approfondire la mia conoscenza di Leonard
Cohen, non fosse altro per capire come un vecchietto – è nato le 1934! – sia
riuscito a partorire un suono così moderno.
Detto questo, perché la seconda stagione mi è piaciuta ma ho comunque
pronunciato il fatidico meh! alla fine dell’ottava puntata?
Per due motivi. Occhio agli spoiler.
Perché credo che gli sceneggiatori abbiano usato delle
soluzioni un po’ troppo semplici per risolvere alcuni nodi fondamentali: ad
esempio, quale imprenditore che sta facendo un affare losco a) firma un
contratto a nome suo senza usare un prestanome e b) lascia quel contratto
insieme a tutti gli altri non in una cassaforte, non in mano a un notaio
corrotto ma in un cassetto di una scrivania nella villa del bunga-bunga? E
andiamo, su.
Perché il collegamento tra la rapina dei diamanti, da cui
nasce la rete di potere marcio sulla città di Vinci e – appunto - l’ascesa sulla
scena politica di Chessani & co. non è che sia poi spiegata così bene. Sì,
va bene, può essere lasciata all’interpretazione dello spettatore ma almeno
darmi un indizio su come una manica di furbetti sia passata dal rapinare banche
all’avere in mano tutti gli appalti di un’area industriale sarebbe stato utile.
Fine degli spoiler.
In ogni caso, sarà per passione personale ma l’argomento
politica e potere mi ha affascinato molto.
Gli attori sono quasi tutti
superlativi (Vince Vaugh, Colin Farrell e Ritchie Coster su tutti gli altri), ci sono alcune scene veramente stupende e
il finale di stagione è amaramente verosimile.
Quindi, se per sfuggire alla canicola volete stare in casa e
vedere qualcosa di interessante, breve (sono solo 8 puntate) e ben recitato,
True detective 2 fa per voi.
P.S.
Due aggiunte in coda:
- Ho tifato per Frank tutto il tempo.
- Ma quant’è bella Kelly Reilly? E quella zeppolona british,
poi…

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