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| La cover del primo numero |
La serie a
fumetti Dragonero ha una storia interessante: inizialmente esce come un romanzo
a fumetti (ottima collana Bonelli, con alcune storie davvero eccezionali) e il
grande successo di pubblico fa esaurire le copie in edicola, in fumetteria e in
redazione.
Insomma, tutti lo vogliono, tutti lo cercano.
Passano gli
anni, il fantasy continua a racimolare consensi anche al di là della cerchia di
quelli che sanno parlare correntemente l’elfico e la Bonelli
annuncia l’uscita della serie regolare (mensile!) di Dragonero.
La storia comincia là dove si era interrotta nel romanzo, senza però renderne necessaria
la lettura. Il passato di Ian, i poteri acquisiti, i suoi compagni d’avventura e
tutto il resto vengono svelati poco a poco nel corso dei mesi, intrecciandoli
con nuove storie.
Il mondo di
Dragonero rispecchia i canoni del fantasy classico (o alla Tolkien, che dir si
voglia): elfi, orchi, umani, maghi – i nani ancora non li ho visti – a cui
vengono aggiunti le caste dei tecnocrati (con armi e strumenti che farebbero
impazzire ogni cosplayer steampunk), alcuni esseri al di là della barriera (il
primo che parla di Martin vada a rileggersi la storia dell’impero romano, per
piacere) e mostri assortiti.
Quali sono
gli elementi di successo di questa serie?
Secondo me
sono quattro:
La varietà
dei temi trattati e, di conseguenza, dei generi affrontati: intrighi politici,
mostri assetati di sangue, avventure bucoliche, racconti di viaggio. Ce n’è per
tutti i gusti.
I dialoghi,
sempre ben scritti e caratterizzanti per i personaggi della serie (complimenti
agli sceneggiatori Vietti ed Enoch – entrambi garanzia di qualità).
Una sottile
linea di continuity che prosegue in sottofondo (dite quello che volete ma la
continuity, per me, che si tratti di un fumetto o di una serie tv è
fondamentale).
I disegni:
dinamici, realistici quanto basta, evocativi… (e complimenti pure ai
disegnatori, quindi. Su questa serie ho scoperto Walter Trono – tra gli altri –
e me ne sono innamorato).
Non per
niente è una delle migliori testate Bonelli, in termini economici (settima nella
top ten pubblicata qui, per essere precisi).
Nessuna
critica, quindi?
E vabbuò
potevo mai riprendere in mano il blog parlando male di qualcuno?

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