venerdì 24 luglio 2015

Dragonero, fantasy italiano.

Copertina Dragonero n°1
La cover del primo numero

La serie a fumetti Dragonero ha una storia interessante: inizialmente esce come un romanzo a fumetti (ottima collana Bonelli, con alcune storie davvero eccezionali) e il grande successo di pubblico fa esaurire le copie in edicola, in fumetteria e in redazione. 
Insomma, tutti lo vogliono, tutti lo cercano.

Passano gli anni, il fantasy continua a racimolare consensi anche al di là della cerchia di quelli che sanno parlare correntemente l’elfico e la Bonelli annuncia l’uscita della serie regolare (mensile!) di Dragonero.

La storia comincia là dove si era interrotta nel romanzo, senza però renderne necessaria la lettura. Il passato di Ian, i poteri acquisiti, i suoi compagni d’avventura e tutto il resto vengono svelati poco a poco nel corso dei mesi, intrecciandoli con nuove storie.
Il mondo di Dragonero rispecchia i canoni del fantasy classico (o alla Tolkien, che dir si voglia): elfi, orchi, umani, maghi – i nani ancora non li ho visti – a cui vengono aggiunti le caste dei tecnocrati (con armi e strumenti che farebbero impazzire ogni cosplayer steampunk), alcuni esseri al di là della barriera (il primo che parla di Martin vada a rileggersi la storia dell’impero romano, per piacere) e mostri assortiti.

Quali sono gli elementi di successo di questa serie?

Secondo me sono quattro:
La varietà dei temi trattati e, di conseguenza, dei generi affrontati: intrighi politici, mostri assetati di sangue, avventure bucoliche, racconti di viaggio. Ce n’è per tutti i gusti.

I dialoghi, sempre ben scritti e caratterizzanti per i personaggi della serie (complimenti agli sceneggiatori Vietti ed Enoch – entrambi garanzia di qualità).

Una sottile linea di continuity che prosegue in sottofondo (dite quello che volete ma la continuity, per me, che si tratti di un fumetto o di una serie tv è fondamentale).

I disegni: dinamici, realistici quanto basta, evocativi… (e complimenti pure ai disegnatori, quindi. Su questa serie ho scoperto Walter Trono – tra gli altri – e me ne sono innamorato).

Non per niente è una delle migliori testate Bonelli, in termini economici (settima nella top ten pubblicata qui, per essere precisi).

Nessuna critica, quindi?
E vabbuò potevo mai riprendere in mano il blog parlando male di qualcuno?

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